Dec. 15, 2012
C’è una donna che, dopo una tormentata storia con un giornalista, la interrompe. Ma una sera, quando sta per sconfinare in notte, gli telefona e lo raggiunge nella sua villa «per parlare», all’1,40. Lì viene violentata, seviziata, sequestrata. E il giudice stesso, alla fine, lo riconoscerà . Ma il fatto che sia stata in qualche modo la ragazza a “farsi avanti”, a imboccare la strada che nel frangente specifico li ha rimessi in contatto, rappresenta di fatto un’attenuante (hanno iniziato consenzienti - è il succo della sentenza - poi la situazione è sfuggita di mano) che alla fine inciderà pesantemente sulla riduzione di pena per lui. Succede a Genova, dove pochi giorni fa il giudice dell’udienza preliminare Silvia Carpanini ha depositato le motivazioni del verdetto - per un fatto avvenuto tre anni fa a Pieve Ligure - a carico di Fabrizio Graffione, reporter de Il Giornale . Il quale è stato condannato a tre anni (rito abbreviato, automatico sconto d’un terzo) per violenza sessuale, lesioni, sequestro di persona, violenza privata.
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Nella redazione del Giornale devono avere un distributore automatico di sangue di vergine per correggere il caffè.
