Jan. 24, 2012
La storia da cui siamo partiti è quella di Felice Benuzzi, Giovanni (“Giuàn”) Balletto e Vincenzo (“Enzo”) Barsotti, tre prigionieri di guerra italiani che nel 1943 evasero da un campo di prigionia britannico a Nanyuki, in Kenya, al solo scopo di scalare il Monte Kenya. Si erano preparati per mesi, di nascosto, procurandosi con mille espedienti i materiali per costruirsi ramponi, piccozza, corde etc. Non avevano carte topografiche: l’unica immagine della montagna che potevano usare come vago riferimento era sull’etichetta di un barattolo di carne in conserva, marca Kenylon. Quasi alla cieca, attraversarono la foresta equatoriale e iniziarono la scalata. […] Felice e Giuàn piantarono il tricolore, lasciarono un messaggio e biglietti coi loro nomi dentro una bottiglia, tornarono al campo-base e, con Enzo, affrontarono la discesa. Tornati a Nanyuki, si riconsegnarono alle autorità del campo 354. Forse per sportsmanship, queste ultime optarono per una punizione tutto sommato lieve.
Nemmeno per un istante i tre avevano pensato di approfittare dell’uscita per fuggire. Sarebbe stato impossibile: il paese neutrale più vicino era il Mozambico, che distava mille chilometri. E in una terra come il Kenya, dove i bianchi erano pochissimi, ben presto avrebbero dato nell’occhio e sarebbero stati presi.
Nemmeno per un istante i tre avevano pensato di approfittare dell’uscita per fuggire. Sarebbe stato impossibile: il paese neutrale più vicino era il Mozambico, che distava mille chilometri. E in una terra come il Kenya, dove i bianchi erano pochissimi, ben presto avrebbero dato nell’occhio e sarebbero stati presi.
