nipresa

Buonipresagi, ma più essenziale

10 notes

Ho pubblicato un ebook su Amazon Kindle Store. Come tutti.
Si chiama L’isola del Teschio ed è una storia sword and sorcery ambientata nel mar dei Caraibi – con parecchie licenze storiche – alla fine del XVI secolo.
Dentro ci sono uno spadaccino senza nome, un capitano pirata che si fa chiamare Amra, mostriciattoli assortiti, un tesoro perduto, un’isola misteriosa e la figlia di un pirata.
Sono 47 pagine che vengono via per un euro e spiccioli (devo ancora capire bene come funziona il sistema di prezzi di Amazon, io avevo fissato un euro e poi sono spuntati i tre centesimi). Non ci sono DRM di sorta, quindi nel caso non abbiate un Kindle si può convertire in epub e copiare liberamente.
Siccome per qualche misteriosa ragione Amazon.it non consente di vedere l’anteprima degli ebook senza scaricarla, come fa invece Amazon.com, ecco qui sotto il primo capitolo (cliccando qui invece potete leggere anche parte del secondo):
Mar dei Caraibi. Fine del XVI secolo.

Lo spadaccino aprì gli occhi e scoprì di essere ancora vivo.
Un dolore pulsante al cranio era l’unico indizio di quello che doveva essere successo durante la battaglia.
Ora ancora sul ponte della Creedence, seduto contro un parapetto. Provò a portare le mani alla testa per tastare la ferita, ma erano legate dietro la schiena.
Avevano perso.
A nulla era valsa la difesa: i pirati avevano avuto la meglio.
Diavoli in abiti spaiati, bianchi, neri e di mulatti, orecchini grandi come anelli di catene, percorrevano il ponte della Creedence da padroni, curiosando indolenti tra i cadaveri alla ricerca di oggetti di valore.
“Cosa sarà di noi, signore?” chiese un mozzo, legato di fianco a lui. Non doveva avere più di tredici anni, il più giovane nella manciata di prigionieri ancora in vita.
Lo spadaccino si concentrò su un volto familiare tra i vincitori, affacciato al boccaporto. “Se siamo fortunati ci uccideranno subito”.
Nell’aria si diffuse puzzo di piscio. Il ragazzo era impressionabile.
“Se sono fortunato io, sul carro dei vincitori c’è un posto per me. Becco Rosso! Becco Rosso!” chiamò.
Il pirata chino sul boccaporto alzò la testa. “Becco Rosso! Qua, sono io!”
Si voltò versò lo spadaccino: il grande naso adunco era sfigurato da una grande chiazza rossa che debordava sulle guance. Lo sguardo feroce si sciolse in un sorriso di denti neri e spezzati.
“Che io sia ancora più dannato di quanto non sono! Vecchio figlio di puttana, che ci fai qui?”
“Cerco un lavoro. Credo di essere appena rimasto senza.”
“Non perdi mai quella lingua lunga, eh?”
“A tua madre piaceva, la mia lingua lunga. Diceva che era almeno il doppio dell’uccello di tuo padre.”
Becco Rosso scattò e una spada volò dal fodero alla gola dello spadaccino. Poteva sentirla sulla pelle, come il pungiglione di un insetto.
Ci fu un grido, ma fu quello del mozzo.
Il sorriso di Becco Rosso si allargò. “Sei sempre freddo come un rettile, italiano.”
“Sempre. Quando la mia vita non dipende più da me non c’è motivo di agitarmi.”
“Come sei finito a fare la guardia ai tesori del re d’Inghilterra?”
“Ho questo brutto vizio di mangiare, loro erano gli unici che pagavano bene e subito.”
“Un problema che tra poco non avrai più, non ti preoccupare.”
“Se devi uccidermi fallo in fretta, che questa puntura inizia a darmi fastidio. Però non so se ti conviene. La vedi quella là piantata per terra? È la mia spada. È sporca di sangue. Prima che qualcuno mi desse una botta in testa, ho mandato a spalare carbone all’inferno almeno un paio dei tuoi amici. Quindi avete dei posti liberi, no?”
“Questa poi! Hai perso e vuoi unirti a noi e magari prenderti una fetta di bottino?”
“Non è quello che ho chiesto. Mi basta unirmi a voi.”
“Hai la faccia come il culo, italiano”. Becco Rosso allontanò la lama dalla gola dello spadaccino. “Devo parlarne con il capitano. Non allontanarti.”
Il pirata se ne andò ridendo e il mozzo iniziò a piangere.
Lo spadaccino socchiuse gli occhi. Avrebbe voluto potersi tappare le orecchie o dare due schiaffi al ragazzo. Alla sua età aveva affrontato la morte almeno due volte, con molta più dignità.
Becco Rosso tornò.
“Bella giocata, italiano. Sei dei nostri.”
Il mozzo si agitò e quasi si rovesciò per terra. “Signore! Signore vi prego, prendete anche me con voi, ve ne prego!”
Becco Rosso lo squadrò come se non l’avesse mai visto prima. “Di’ un po’ ragazzino… tu non avrai mica ucciso qualcuno dei nostri oggi?”
“Io? Io… io no, signore, ve lo giuro! Non so neanche impugnare una sp…”
La lama di Becco Rosso scattò come aveva fatto con lo spadaccino, ma questa volta non si fermò al contatto con la pelle. Il metallo passò da parte a parte il collo del ragazzo. Ci fu un gorgoglio, poi il pirata ritirò la lama e il corpo del ragazzo cadde in avanti.
“Uccidete anche gli altri,” disse Becco Rosso mentre aiutava lo spadaccino a rialzarsi.
Si alzarono grida e pianti, a cui si aggiunsero le grida eccitate dei pirati impegnati nelle esecuzioni.
Becco Rosso tagliò la corda che stringeva i polsi dello spadaccino. “Sai Becco Rosso, quel mozzo era in gamba con il coltello. Almeno uno dei vostri l’aveva fatto fuori.”
“Lo so. Lo avevo visto anche io. Ma odio gli ipocriti.”
Lo spadaccino raccolse la sua spada, nettò con attenzione la lama usando un lembo della camicia. Gettò un ultimo sguardo al cadavere del ragazzo, sotto cui si allargava una pozza di sangue. “Capisco.”
Il protagonista ha ovviamente un grosso debito con Solomon Kane, di cui in passato ho scritto alcune fan fiction, ma non è il personaggio di Robert E. Howard, come dovrebbe essere evidente già da questo passaggio. Però, se mi chiedete che faccia ha, per me è la stessa di Solomon Kane: quella di Joey De Maio.



Allo stesso modo, il mio Amra non è Conan (e non solo perché uno dei due è nero), per ragioni abbastanza evidenti una volta letta la storia.

Per l’impostazione della copertina minimalista sono debitore ai suggerimenti di Craig Mod in Reinventare la copertina, un testo gratuito molto interessante sulla funzione delle copertine in un contesto di editoria digitale, che potete anche trovare online in inglese. Ovviamente è possibilissimo che la mia interpretazione di quell’impostazione sia più che fallace, ma non avevo un grafico sotto mano e volevo comunque provare a proporre qualcosa di nuovo rispetto alla solita immagine avventurosa.

Nelle mie intenzioni, L’isola del Teschio è solo la prima di una serie di storie con protagonista lo spadaccino. La seconda è già pronta e devo solo preparare l’ebook, le idee per le altre si stanno accumulando.

Per qualsiasi commento, sono qui.

Ho pubblicato un ebook su Amazon Kindle Store. Come tutti. Si chiama L’isola del Teschio ed è una storia sword and sorcery ambientata nel mar dei Caraibi – con parecchie licenze storiche – alla fine del XVI secolo. Dentro ci sono uno spadaccino senza nome, un capitano pirata che si fa chiamare Amra, mostriciattoli assortiti, un tesoro perduto, un’isola misteriosa e la figlia di un pirata. Sono 47 pagine che vengono via per un euro e spiccioli (devo ancora capire bene come funziona il sistema di prezzi di Amazon, io avevo fissato un euro e poi sono spuntati i tre centesimi). Non ci sono DRM di sorta, quindi nel caso non abbiate un Kindle si può convertire in epub e copiare liberamente. Siccome per qualche misteriosa ragione Amazon.it non consente di vedere l’anteprima degli ebook senza scaricarla, come fa invece Amazon.com, ecco qui sotto il primo capitolo (cliccando qui invece potete leggere anche parte del secondo):

Mar dei Caraibi. Fine del XVI secolo. Lo spadaccino aprì gli occhi e scoprì di essere ancora vivo. Un dolore pulsante al cranio era l’unico indizio di quello che doveva essere successo durante la battaglia. Ora ancora sul ponte della Creedence, seduto contro un parapetto. Provò a portare le mani alla testa per tastare la ferita, ma erano legate dietro la schiena. Avevano perso. A nulla era valsa la difesa: i pirati avevano avuto la meglio. Diavoli in abiti spaiati, bianchi, neri e di mulatti, orecchini grandi come anelli di catene, percorrevano il ponte della Creedence da padroni, curiosando indolenti tra i cadaveri alla ricerca di oggetti di valore. “Cosa sarà di noi, signore?” chiese un mozzo, legato di fianco a lui. Non doveva avere più di tredici anni, il più giovane nella manciata di prigionieri ancora in vita. Lo spadaccino si concentrò su un volto familiare tra i vincitori, affacciato al boccaporto. “Se siamo fortunati ci uccideranno subito”. Nell’aria si diffuse puzzo di piscio. Il ragazzo era impressionabile. “Se sono fortunato io, sul carro dei vincitori c’è un posto per me. Becco Rosso! Becco Rosso!” chiamò. Il pirata chino sul boccaporto alzò la testa. “Becco Rosso! Qua, sono io!” Si voltò versò lo spadaccino: il grande naso adunco era sfigurato da una grande chiazza rossa che debordava sulle guance. Lo sguardo feroce si sciolse in un sorriso di denti neri e spezzati. “Che io sia ancora più dannato di quanto non sono! Vecchio figlio di puttana, che ci fai qui?” “Cerco un lavoro. Credo di essere appena rimasto senza.” “Non perdi mai quella lingua lunga, eh?” “A tua madre piaceva, la mia lingua lunga. Diceva che era almeno il doppio dell’uccello di tuo padre.” Becco Rosso scattò e una spada volò dal fodero alla gola dello spadaccino. Poteva sentirla sulla pelle, come il pungiglione di un insetto. Ci fu un grido, ma fu quello del mozzo. Il sorriso di Becco Rosso si allargò. “Sei sempre freddo come un rettile, italiano.” “Sempre. Quando la mia vita non dipende più da me non c’è motivo di agitarmi.” “Come sei finito a fare la guardia ai tesori del re d’Inghilterra?” “Ho questo brutto vizio di mangiare, loro erano gli unici che pagavano bene e subito.” “Un problema che tra poco non avrai più, non ti preoccupare.” “Se devi uccidermi fallo in fretta, che questa puntura inizia a darmi fastidio. Però non so se ti conviene. La vedi quella là piantata per terra? È la mia spada. È sporca di sangue. Prima che qualcuno mi desse una botta in testa, ho mandato a spalare carbone all’inferno almeno un paio dei tuoi amici. Quindi avete dei posti liberi, no?” “Questa poi! Hai perso e vuoi unirti a noi e magari prenderti una fetta di bottino?” “Non è quello che ho chiesto. Mi basta unirmi a voi.” “Hai la faccia come il culo, italiano”. Becco Rosso allontanò la lama dalla gola dello spadaccino. “Devo parlarne con il capitano. Non allontanarti.” Il pirata se ne andò ridendo e il mozzo iniziò a piangere. Lo spadaccino socchiuse gli occhi. Avrebbe voluto potersi tappare le orecchie o dare due schiaffi al ragazzo. Alla sua età aveva affrontato la morte almeno due volte, con molta più dignità. Becco Rosso tornò. “Bella giocata, italiano. Sei dei nostri.” Il mozzo si agitò e quasi si rovesciò per terra. “Signore! Signore vi prego, prendete anche me con voi, ve ne prego!” Becco Rosso lo squadrò come se non l’avesse mai visto prima. “Di’ un po’ ragazzino… tu non avrai mica ucciso qualcuno dei nostri oggi?” “Io? Io… io no, signore, ve lo giuro! Non so neanche impugnare una sp…” La lama di Becco Rosso scattò come aveva fatto con lo spadaccino, ma questa volta non si fermò al contatto con la pelle. Il metallo passò da parte a parte il collo del ragazzo. Ci fu un gorgoglio, poi il pirata ritirò la lama e il corpo del ragazzo cadde in avanti. “Uccidete anche gli altri,” disse Becco Rosso mentre aiutava lo spadaccino a rialzarsi. Si alzarono grida e pianti, a cui si aggiunsero le grida eccitate dei pirati impegnati nelle esecuzioni. Becco Rosso tagliò la corda che stringeva i polsi dello spadaccino. “Sai Becco Rosso, quel mozzo era in gamba con il coltello. Almeno uno dei vostri l’aveva fatto fuori.” “Lo so. Lo avevo visto anche io. Ma odio gli ipocriti.” Lo spadaccino raccolse la sua spada, nettò con attenzione la lama usando un lembo della camicia. Gettò un ultimo sguardo al cadavere del ragazzo, sotto cui si allargava una pozza di sangue. “Capisco.”
Il protagonista ha ovviamente un grosso debito con Solomon Kane, di cui in passato ho scritto alcune fan fiction, ma non è il personaggio di Robert E. Howard, come dovrebbe essere evidente già da questo passaggio. Però, se mi chiedete che faccia ha, per me è la stessa di Solomon Kane: quella di Joey De Maio. Joey DeMaio05132010666 Allo stesso modo, il mio Amra non è Conan (e non solo perché uno dei due è nero), per ragioni abbastanza evidenti una volta letta la storia. Per l’impostazione della copertina minimalista sono debitore ai suggerimenti di Craig Mod in Reinventare la copertina, un testo gratuito molto interessante sulla funzione delle copertine in un contesto di editoria digitale, che potete anche trovare online in inglese. Ovviamente è possibilissimo che la mia interpretazione di quell’impostazione sia più che fallace, ma non avevo un grafico sotto mano e volevo comunque provare a proporre qualcosa di nuovo rispetto alla solita immagine avventurosa. Nelle mie intenzioni, L’isola del Teschio è solo la prima di una serie di storie con protagonista lo spadaccino. La seconda è già pronta e devo solo preparare l’ebook, le idee per le altre si stanno accumulando. Per qualsiasi commento, sono qui.

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L’isola del Teschio

L’isola del Teschio

copertina1

 

copertina1

Ho pubblicato un ebook su Amazon Kindle Store. Come tutti.
Si chiama L’isola del Teschio ed è una storia sword and sorcery ambientata nel mar dei Caraibi – con parecchie licenze storiche – alla fine del XVI secolo.
Dentro ci sono uno spadaccino senza nome, un capitano pirata che si fa chiamare Amra, mostriciattoli assortiti, un tesoro perduto, un’isola misteriosa e la figlia di un pirata.
Son…

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16 notes

Io Beppe a un certo punto l’ho messo nei feed. Sapete cos’è avere Beppe nei feed? Siccome Casaleggio la sa lunga, il feed contiene solo titolo e fotomontaggio. Quindi ogni giorno mi arrivano nei feed due o tre o quattro orrendi fotomontaggi accompagnati da titoli che vorrebbero essere divertenti e sono più spesso incomprensibili. È come avere un ubriaco sul tuo portatile di prima mattina. Come direbbero quelli di Libernazione: non ci si capisce un cazzo. Ma è il progetto beppegrillo.it, nel complesso, a sfidare tutto quello che noi sappiamo sul www. Se non l’avessi mai visto in vita mia, se improvvisamente me lo mostrassero, io scuoterei la testa e spiegherei: questa roba non potrà mai funzionare. Invece ci hanno quasi vinto le elezioni. La gente è strana.
Leonardo: I dieci peggiori blog d’opinione d’Italia

18 notes

Cresce il nervosismo in aereo, ma c’è chi prende provvedimenti drastici con chi, arrabbiato per l’annoso problema del poco spazio tra i sedili reclinati, (che qualcuno tenta di risolvere con appositi strumenti), se la prende con le assistenti di volo. Un aereo passeggeri dell’American Airlines in volo mercoledì da Parigi a Miami è stato infatti costretto ad atterrare in anticipo a Boston a causa di una lite scoppiata a bordo proprio per un sedile eccessivamente reclinato (almeno a detta di chi era seduto dietro).

Si arrabbia per un sedile reclinato, l’aereo atterra prima e lo arrestano - Corriere.it

Finalmente è iniziata la rivolta.
Morte ai reclinatori di sedili.