Quando si parla di Iran, la premessa è che, dal 1980, il paese è in mano a una teocrazia, cioé, presumibilmente, a un “governo di dio”. Non aggiungo niente di nuovo se dico che dal 1981 al 1989, l’attuale avversario politico di Ahmadinejad, MirHossein Moussavi, era primo ministro della Repubblica Islamica, fomentava la guerra Iran – Iraq, auspicava la tortura, le impiccagioni, la violenza sessuale a danno delle prigioniere politiche condannate a morte e ancora vergini. Non stupisco nessuno, neanche se ricordo che le elezioni in Iran sono quanto di più lontano dall’idea di democrazia ed è più che comprensibile che gli articoli dei cosiddetti “illuminati” siano pieni di queste, ormai scontate, notizie. Ma come in ogni discorso che sia scontato, c’è un “però”. Mi chiedo quanti di quelli che, come me, sperano in un mondo migliore, desiderano l’uguaglianza sociale tra le persone, lottano perché non si muoia più di fame, quanti, appunto, si sentano a proprio agio ripetendo quello che dicono gli ayatollah, e cioè che la protesta post – elettorale iraniana è orchestrata dall’occidente. Dietro a un’affermazione del genere, se ci si ferma a questo, c’è tutta la superficialità tipica degli intellettuali seduti in poltrona e di quelli che il popolo lo amano solo nelle pagine di storia. Dietro a questa affermazione isolata, c’è anche un vergognoso disprezzo per il popolo, quel popolo che dal 12 giugno 2009 sta protestando e sta subendo le conseguenze della totale illibertà di un regime crudele e incapace di sopportare una sola parola di critica nei suoi confronti, figuriamoci una rivolta. Ma qual è il problema di fondo? La insensata credenza per cui la Repubblica Islamica sarebbe una roccaforte contro gli Stati Uniti, porta all’altrettanto insensata giustificazione di un regime sanguinario che non ha niente da invidiare alla Germania nazista. Ci sono fiumi di libri di esiliati politici iraniani – un esempio è Sotto il cespuglio della bella di notte, di Nasrin Parvaz – in cui si descrivono le barbare pratiche della Repubblica Islamica, non solo contro i comunisti, ma contro tutti quelli che non la pensano come loro. Quindi, certamente Mousavi non è l’alternativa e certamente è stata fatta una grossa campagna elettorale che ha illuso la gente con la promessa della partecipazione, senza dubbio ci sono forze occidentali interessate al declino della Repubblica Islamica, ma c’è anche la gente. C’è il 70% della popolazione che ha meno di 30 anni, che non sopporta più il clima nefasto in cui è costretta a vivere. Ci sono le donne – di cui i compagni intellettuali spesso si dimenticano – che pur laureandosi trovano difficilmente lavoro, che pur essendo uguali ai maschi, senza i maschi non sono nessuno. Le donne che sono costrette a mettere dei fazzoletti in testa con la scusa della religione, ma che vengono spinte dal regime a prostituirsi per due pecore o una vacca. Con queste premesse e postille dovremmo fare i conti, appoggiando e rispettando un popolo che sta pagando il prezzo del suo dissenso, ma che è lontano anni luce dal concetto di martirio promulgato dal Corano. Dovremmo fare un bagno di umiltà e, almeno col pensiero, scendere in piazza con loro.
Sashinka Gorguinpour